
Arturo Pedrazzi nasce il 31.12.1937 in un tranquillo paese della “Bassa Modenese”, San Felice sul Panaro, in provincia di Modena , da Silvestro e Tomasini Ada , secondogenito dopo Adalcisa. Riceve il battesimo nella chiesa parrocchiale il 17.01.1938. Papà Silvestro, arruolatosi volontario nella Marina Militare presso La Spezia, è costretto ad assentarsi per lunghi periodi da casa. Quando tornava in licenza, il piccolo Arturo non lo riconosceva. Scoppiata la guerra nel 1940, il padre viene imbarcato sull’incrociatore Trento come telemetrista. Nel giugno 1942 la sua nave sarà silurata e lui risulterà disperso nelle acque dell’isola di Creta. Inizia per questa famigliola un periodo di dolore e gravi difficoltà. La mamma Ada per crescere i due figlioletti è costretta a cercare lavoro e, dopo avere conseguito la licenza elementare, viene assunta come bidella presso la Scuola Media del paese. Nel 1943 Arturo comincia le elementari. Riceve poi il sacramento della prima Comunione e in seguito, il 24 ottobre 1945, la Confermazione dall’Arcivescovo di Modena e Nonantola, Monsignor Cesare Boccoleri. Sono gli anni in cui Arturo presta i suoi primi servizi in parrocchia: fa il chierichetto con molta serietà e impegno e in seguito farà parte della Azione Cattolica. Gli animatori dei vari gruppi maschili e femminili sapevano trasmettere con entusiasmo la gioia di seguire il Signore.
In quel periodo, diciassettenne, incontra, in quella realtà giovanile, Onorina e nasce una simpatia che in seguito diverrà l’amore grande della vita. Tra il 1954 e il 1957, alcuni giovani della Associazione entrano nel Seminario Diocesano e nell’Ordine dei Salesiani. Anche Arturo sente forte il desiderio di verificare una tale vocazione, ma una serie di situazioni lo deviano da questa strada. Nel frattempo frequenta l’Istituto Tecnico “Corni” di Modena. Qui ha la possibilità di sperimentare l’attività sportiva e ottiene ottimi risultati nell’atletica leggera, nella quale si distingue per l’agilità e l’elevazione nel salto in alto: partecipa ai giochi della gioventù vincendo la medaglia d’oro. Nell’aprile 1958 viene assunto dalla Montedison di Porto Marghera come analista chimico. Si sistema quindi momentaneamente dalla sorella che già abitava a Carpenedo-Mestre.
Il 3 giugno 1961, dopo un periodo in cui vedeva Onorina di rado sia per la distanza che per i turni di lavoro, finalmente si celebra il matrimonio tanto desiderato.
Nel giugno 1962 nasce la primogenita Graziella e l’anno successivo, in agosto, Giuliana. Nella primavera 1964 la prima Cinquecento, che permetteva di tornare, di tanto in tanto, a San Felice. Nel 1972, in aprile, nasce Gabriele Silvestro. Gli anni passano, i figli crescono, studiano e la famiglia sempre più si inserisce nella parrocchia di Santa Maria Goretti.
In parrocchia Arturo ed Onorina entrano a fare parte del nutrito gruppo dell’Azione Cattolica guidato dal parroco Don Angelo Centenaro, già conosciuto nella chiesa di Carpenedo.
Nella diocesi di Venezia, negli anni Ottanta, si inizia a parlare di Diaconato Permanente. Il Patriarca Marco Cé, incarica il suo Vicario Generale monsignor Giuseppe Visentin di far conoscere alle parrocchie questo nuovo cammino.
Arturo viene invitato da Don Angelo a pensare, insieme alla moglie, all’eventualità di intraprendere questa strada. Comincia un periodo intenso di preghiera e riflessione, che porterà la coppia Pedrazzi a dare la propria disponibilità al Signore e arrivare, dopo cinque anni di intensa preparazione, all’Ordinazione diaconale.
Nel marzo 1984, in seguito ad un ricovero ospedaliero dovuto ad un malore, Arturo scopre la sua cardiopatia e attraverso una coronarografia viene a
conoscenza della necessità di un intervento chirurgico a
cuore aperto.
Riceve il Ministero del Lettorato il 28 ottobre 1984 nella Basilica Patriarcale di San Marco in Venezia, il Ministero dell’Accolitato il 28 settembre 1985 e la Candidatura al Diaconato Permanente l’11 dicembre dello stesso anno. L’Ordinazione avviene il 18 ottobre (S. Luca) 1986 nella Basilica di S. Marco. I primi Diaconi permanenti della Diocesi sono 12, dono del Concilio per tutta la Chiesa Veneziana.
Durante gli anni di preparazione al Ministero, Arturo si impegna in vari servizi in parrocchia, in stretto rapporto con il parroco: porta la Comunione nelle case di persone sole e ammalate, assiste di notte in ospedale ammalati gravi, collabora con il gruppo San Vincenzo, con il Movimento Cristiano Lavoratori e alla catechesi sia dei ragazzi che degli anziani. In parrocchia continua la formazione attraverso incontri settimanali, l’esperienza nelle Famiglie Nuove dei Focolarini e nell’Azione Cattolica. Per diversi anni fa parte dell’Avis come donatore.
Con tanta gioia e dedizione inizia il suo Ministero Diaconale, che lo vedrà impegnato, in particolare, prima nella Casa di Riposo di via Spalti e in seguito in quella di Santa Maria del Rosario. Ma nel giugno del 1988 viene colpito, al lavoro, da un infarto disastroso che mette in serio pericolo la sua vita. Nell’aprile 1989 viene operato al cuore a Treviso e grazie al Signore, l’intervento che si presenta molto delicato e difficile, riesce bene.
Ristabilitosi abbastanza bene, nel settembre dello stesso anno ha la gioia di potere sposare Graziella e Davide; l’anno successivo Giuliana e Eddi. Grande è anche la soddisfazione di diventare nonno e in seguito battezzare i quattro nipoti.
Nel marzo 1999 viene operato per l’asportazione del rene sinistro con grandissima sofferenza; ciò che stupisce di lui è sempre la sua disponibilità nell’affrontare ogni situazione con fede e coraggio.
Nel dicembre 1999 i cardiologi, ritengono necessario aiutare la sua situazione precaria con un elettrostimolatore. Deve però rinunciare, con molto dispiacere, alla patente di guida e alla sua auto. La vita per Arturo e Onorina è stata un susseguirsi di gioie e dolori proprio fino all’ultimo.
Nell’estate 2006, dopo un primo momento di speranza in un intervento che avrebbe dovuto portarlo a condurre una vita migliore, inizia per lui un vero calvario, quasi insopportabile, che in pieno agosto fa temere il peggio. Invece, ancora una volta, la sua forza di volontà e il grande aiuto del Signore, lo portano ad un altro grande momento: il matrimonio di Gabriele e Barbara, che lui stesso vuole celebrare.
Mai avrei pensato, inoltre, riuscisse a raccogliere le ultime forze per raggiungere la “Sua cara Comunità”, quella comunità che tanto lo aveva sostenuto con la preghiera e l’amore che lui aveva sentito così vicino nel lungo tempo della malattia e nei momenti più difficili. In chiesa poi, luogo a lui tanto caro e significativo, ha salutato tutta la comunità e rinnovato con forza le promesse diaconali, così radicate nel suo cuore, prima di abbandonarsi tra le braccia del Signore. Oggi posso dire con certezza che il Signore Gesù ci è stato vicino in ogni momento della nostra vita, fino in fondo; l’abbiamo sperimentato in modo forte, abbiamo sentito una grande forza che ci ha permesso di affrontare i vari momenti difficili della vita.
Ringrazio con tutto il cuore il Signore per avere incontrato Arturo, per avermelo dato come sposo, per avere con lui costruito una famiglia, per averci chiamati a servirLo nel cammino diaconale, vissuto da noi come grande Dono.
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